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Vantaggio a 6 mesi: PRP alla spalla e come scegliere il protocollo

3 settembre 2026
Vantaggio a 6 mesi: PRP alla spalla e come scegliere il protocollo

Il PRP alla spalla offre benefici clinici sostenibili a medio termine, quando indicato correttamente e preparato con tecniche standardizzate. Le meta-analisi più recenti mostrano un miglioramento funzionale modesto ma duraturo rispetto al cortisone, misurabile a 6 mesi dal trattamento. Non è una cura miracolosa né una scorciatoia per lesioni estese: è uno strumento rigenerativo utile quando l'obiettivo è la durata del risultato, non il sollievo immediato.


In breve:

  • Il PRP mantiene benefici funzionali duraturi fino a 6-12 mesi, specialmente nelle tendinopatie della cuffia dei rotatori, rispetto al cortisone.
  • La tecnica ecoguidata e la concentrazione di piastrine sono fattori chiave che influenzano risultati e sicurezza delle infiltrazioni di PRP.
  • Il PRP è efficace come supporto alle riparazioni chirurgiche di tendini medi o grandi, ma non garantisce guarigioni in caso di lesioni estese o degenerazioni avanzate.
  • La preparazione e la formulazione (LR-PRP o LP-PRP) devono essere adattate alla specifica patologia e alle caratteristiche del paziente.
  • Si consiglia di valutare il PRP se le terapie conservative falliscono e di discutere sempre con uno specialista le modalità di trattamento, i protocolli e i rischi.

Indice

Che cos'è il PRP e per quali problemi della spalla si usa

Il plasma ricco di piastrine (PRP) si ottiene centrifugando un campione di sangue del paziente per concentrare piastrine e fattori di crescita in un piccolo volume di plasma. Iniettato nella zona danneggiata, stimola i processi di riparazione dei tessuti molli: tendini, capsula articolare, in alcuni casi la cartilagine.

Alla spalla, le indicazioni con maggiore supporto clinico sono:

  • Tendinopatie della cuffia dei rotatori, con o senza lesioni parziali di piccole dimensioni.
  • Capsulite adesiva (la cosiddetta "spalla congelata"), dove il PRP può accompagnare la fisioterapia.
  • Supporto biologico durante la riparazione chirurgica artroscopica della cuffia, specialmente in lesioni di dimensioni medie o grandi.

Il PRP non garantisce la guarigione completa in caso di lesioni estese o degenerazione tendinea avanzata: in questi scenari resta un complemento, non un'alternativa alla chirurgia.

Cosa dice la ricerca: RCT e meta-analisi sull'efficacia del PRP

I dati più solidi arrivano da una meta-analisi di RCT che confronta PRP e corticosteroidi nella tendinopatia della cuffia dei rotatori. A 6 mesi il PRP ha prodotto un miglioramento medio di 10,8 punti sulla scala ASES e di 10,7 punti sul Constant-Murley, con una riduzione del dolore percepito (VAS) e un numero inferiore di eventi avversi rispetto al gruppo trattato con cortisone.

Il dato chiave: a 6 mesi il PRP mantiene un vantaggio funzionale sul cortisone, mentre l'effetto degli steroidi tende a esaurirsi nello stesso arco di tempo.

Un secondo filone di ricerca guarda al PRP come supporto durante la riparazione chirurgica della cuffia. Qui l'evidenza è più sfumata: i punteggi funzionali (UCLA, Constant, SST) migliorano nei primi mesi, ma l'effetto sulla riduzione delle recidive di lesione resta inconclusivo, con benefici più marcati nelle lesioni medie o grandi trattate con formulazioni a basso contenuto di leucociti (LP-PRP).

Un trial randomizzato su tendinopatia del supraspinato ha confrontato PRP ecoguidato con corticosteroidi, trovando risultati migliori su VAS e Constant a 1 e 3 mesi, insieme a una riduzione misurabile dello spessore tendineo nel gruppo trattato con PRP.

I limiti restano reali. Gli studi differiscono per:

  • Concentrazione piastrinica utilizzata e presenza o assenza di leucociti nella formulazione.
  • Numero di iniezioni somministrate e intervallo tra una seduta e l'altra.
  • Uso o assenza di guida ecografica al momento dell'infiltrazione.

Questa eterogeneità spiega perché i risultati oscillino tra studi diversi, e perché organismi come l'European Orthopaedics Review raccomandino un uso selettivo, non generalizzato a tutte le patologie della spalla.

Come si esegue l'infiltrazione di PRP: preparazione e tecnica ecoguidata

La procedura segue passaggi standard, anche se i dettagli tecnici variano da centro a centro.

  1. Si preleva un campione di sangue venoso dal paziente, in genere pochi millilitri.
  2. Il sangue viene centrifugato una o due volte per separare e concentrare le piastrine dal resto dei componenti ematici.
  3. Si ottiene così una formulazione LR-PRP (ricca di leucociti) o LP-PRP (povera di leucociti), a seconda del protocollo scelto.
  4. Il plasma concentrato viene iniettato sotto guida ecografica, che permette di raggiungere con precisione la zona subacromiale, intralesionale o intra-articolare.

La guida ecografica aiuta a centrare meglio il tessuto danneggiato, soprattutto nella cuffia dei rotatori dove le strutture sono sottili e vicine tra loro.

Un protocollo operativo diffuso prevede volumi di 1,5-3 ml iniettati per seduta, con 3 sedute distanziate di 7-20 giorni a seconda del quadro clinico. Dopo l'infiltrazione si consiglia riposo relativo, applicazione di ghiaccio e sospensione temporanea degli antinfiammatori, che potrebbero interferire con la risposta biologica del PRP.

Un consiglio: chiedi sempre se la formulazione usata è LR-PRP o LP-PRP: le due versioni hanno un profilo infiammatorio diverso e possono essere più o meno indicate in base alla tua patologia specifica.

Benefici pratici: PRP o corticosteroidi, come scegliere

La scelta tra le due opzioni dipende dall'obiettivo del paziente, non da un giudizio assoluto di superiorità.

  • Il cortisone agisce rapidamente: il sollievo dal dolore arriva nei primi giorni, ma tende a ridursi già dopo qualche mese.
  • Il PRP richiede più tempo per manifestare l'effetto, ma il beneficio funzionale si mantiene più a lungo, fino a 6-12 mesi in diversi studi.
  • Chi ha già ricevuto più infiltrazioni di cortisone e vuole evitarne l'uso ripetuto trova nel PRP un'alternativa biologica ragionevole.
  • Chi valuta un intervento chirurgico può considerare il PRP come tentativo conservativo prima di passare alla sala operatoria.

La decisione finale va sempre discussa con lo specialista, valutando gravità della lesione, aspettative di durata e risposta a trattamenti precedenti.

Rischi, effetti avversi e controindicazioni da verificare

Il PRP è generalmente ben tollerato perché usa il sangue del paziente stesso, ma non è privo di effetti collaterali.

  • Dolore e gonfiore locale nei primi giorni, legati a una risposta infiammatoria attesa e transitoria.
  • Rischio, seppur basso, di infezione nel punto di iniezione se non vengono rispettati i protocolli di sterilità.
  • Controindicazioni relative in presenza di infezioni attive, patologie oncologiche, alterazioni della coagulazione o uso recente di corticosteroidi e FANS.

La risposta infiammatoria locale nei primi 3-7 giorni è un effetto biologico previsto, non una complicanza: il dolore può peggiorare temporaneamente prima di migliorare.

La competenza dell'équipe che prepara e somministra il PRP incide direttamente sulla sicurezza della procedura. Una centrifugazione scorretta o una tecnica di iniezione imprecisa riducono l'efficacia e aumentano il rischio di effetti indesiderati. Per un quadro più ampio sui limiti delle infiltrazioni in ambito traumatologico, può essere utile consultare l'approfondimento su benefici reali e limiti del PRP.

Quando considerare il PRP e cosa chiedere allo specialista

Il PRP entra in gioco tipicamente dopo un tentativo di terapia conservativa che non ha dato risultati soddisfacenti: fisioterapia, farmaci antinfiammatori, eventualmente una prima infiltrazione di cortisone.

Prima della visita, prepara le domande giuste:

  • Come preparate il PRP e quale concentrazione piastrinica utilizzate?
  • L'iniezione viene eseguita sotto guida ecografica?
  • Quante sedute propone il protocollo, e con quale intervallo tra l'una e l'altra?
  • Come si integra il trattamento con un percorso di riabilitazione?

Un consiglio: porta con te referti di risonanza o ecografia recenti e un diario del dolore delle ultime settimane: aiutano lo specialista a capire se il tuo caso rientra tra le indicazioni con maggiore probabilità di risposta.

Se le terapie conservative, incluso il PRP, non portano a un miglioramento stabile, può essere il momento di valutare l'opzione chirurgica, approfondita nella guida su cos'è la protesi di spalla.

La voce del clinico: l'esperienza del Dr. Umberto Celentano

Nella pratica clinica, il PRP funziona meglio quando si integra in un percorso, non quando resta un tentativo isolato. Propongo il trattamento a chi ha già seguito fisioterapia mirata e conserva una struttura tendinea recuperabile, valutando ogni caso su imaging e risposta ai trattamenti precedenti.

— Umberto

Prenota una valutazione specialistica con il Dr. Umberto Celentano

Capire se il tuo caso rientra tra le indicazioni migliori per il PRP richiede una valutazione clinica vera, non una lettura generica di meta-analisi. Il Dr. Umberto Celentano offre a Roma un percorso che parte dalla visita ortopedica specialistica, prosegue con l'ecografia muscolo-tendinea per confermare diagnosi e stadio della lesione, e arriva, quando indicato, all'esecuzione diretta di infiltrazioni ecoguidate in ambulatorio.

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Alla prima visita porterai i tuoi esami e riceverai un quadro chiaro delle opzioni disponibili, comprese le alternative alle infiltrazioni e, se necessario, un preventivo trasparente per il percorso terapeutico. Le informazioni sulle diverse tipologie di infiltrazione, PRP incluso, sono consultabili nella pagina dedicata alle infiltrazioni ortopediche. Per fissare una visita, prenota un appuntamento direttamente con lo studio del Dr. Umberto Celentano.

Fonti

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico qualificato. Consulta un professionista sanitario qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.

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