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PRP per artrosi al ginocchio: quando funziona davvero

11 ottobre 2026
PRP per artrosi al ginocchio: quando funziona davvero

Il PRP può ridurre il dolore e migliorare la funzione articolare in molti pazienti con artrosi del ginocchio di grado lieve o moderato, soprattutto dopo che le terapie conservative hanno dato risultati insufficienti. Le meta-analisi più recenti confermano miglioramenti clinicamente rilevanti a 3 e 6 mesi. La scelta del protocollo richiede comunque una valutazione specialistica personalizzata.


In breve:

  • Il consenso ESSKA-ICRS considera più adatti i pazienti con artrosi Kellgren-Lawrence da 0 a III, generalmente entro gli 80 anni, dopo terapie conservative inefficaci.
  • Negli studi, tre iniezioni distanziate di sette o quattordici giorni hanno superato la singola somministrazione per dolore e funzione fino a sei mesi.
  • Il beneficio si valuta a tre e sei mesi e può durare fino a dodici; peso elevato e scarsa adesione alla fisioterapia possono accorciarlo.
  • Infezioni attive controindicano la procedura; disturbi della coagulazione e anticoagulanti richiedono valutazione preventiva, mentre un versamento importante va aspirato prima dell’iniezione.
  • Il PRP con più piastrine ha mantenuto benefici fino a dodici mesi; quello povero di leucociti ha superato l’acido ialuronico a sei e dodici mesi.

Umbertocelentano
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Indice

Che cos'è il PRP e come agisce sull'articolazione

Il plasma ricco di piastrine si ottiene centrifugando un campione di sangue del paziente per concentrare le piastrine in un piccolo volume di plasma. Le piastrine contengono fattori di crescita che, una volta iniettati nell'articolazione, interagiscono con la membrana sinoviale e con i tessuti cartilaginei, modulando l'ambiente infiammatorio locale e favorendo processi riparativi.

Non tutte le preparazioni di PRP sono uguali: la letteratura distingue tra formulazioni povere di leucociti (LP-PRP) e formulazioni ricche di leucociti (L-PRP), con differenze rilevanti sull'effetto clinico.

  • Il LP-PRP tende a produrre una risposta infiammatoria locale più contenuta.
  • La concentrazione piastrinica raggiunta nella preparazione finale influenza l'intensità e la durata del beneficio.
  • Il volume iniettato e il numero di cicli variano in base al protocollo scelto dal medico.

Indicazioni cliniche e selezione del paziente

Il consenso ESSKA-ICRS identifica gli scenari in cui le iniezioni di PRP risultano più appropriate, sulla base dell'analisi di 216 situazioni cliniche diverse.

  1. Pazienti con artrosi in stadio Kellgren-Lawrence da 0 a III, quindi non in fase avanzata.
  2. Età generalmente entro gli 80 anni, con fallimento documentato delle terapie conservative o delle infiltrazioni precedenti.
  3. Coinvolgimento prevalentemente tibio-femorale, con valutazione della presenza di effusione articolare.
  4. Percorso conservativo già tentato: esercizio terapeutico, gestione del peso corporeo, eventuali farmaci antinflammatori.

Il PRP non è indicato come primo intervento in assenza di un tentativo conservativo adeguato. Chi presenta artrosi in stadio IV, con cartilagine gravemente compromessa, difficilmente trae lo stesso beneficio osservato negli stadi più precoci, e in questi casi altre opzioni terapeutiche vanno discusse con lo specialista. Per un quadro più ampio sugli stadi della malattia e sulle opzioni disponibili, può essere utile consultare la nostra guida su artrosi del ginocchio.

Come si esegue la procedura in ambulatorio

Il campione viene poi processato in un dispositivo dedicato che separa le componenti del sangue e concentra le piastrine nella frazione di plasma da iniettare.

L'iniezione intra-articolare viene generalmente eseguita sotto guida ecografica, per garantire un posizionamento preciso dell'ago e ridurre il disagio del paziente. Diversi elementi tecnici condizionano il risultato finale.

  • Il metodo di preparazione (kit a doppia o singola centrifugazione) determina la concentrazione piastrinica ottenuta.
  • La presenza o l'assenza di leucociti nella preparazione cambia la risposta inflammatoria locale.
  • L'eventuale attivazione del PRP con calcio o trombina prima dell'iniezione è una scelta che varia tra specialisti.

Negli studi clinici il protocollo più frequentemente adottato prevede tre iniezioni distanziate di sette o quattordici giorni l'una dall'altra, anche se alcuni centri optano per cicli più brevi o singole somministrazioni a dose maggiore.

Un consiglio: porta alla visita le radiografie recenti del ginocchio e l'elenco delle terapie già tentate, così lo specialista può definire subito se il PRP è la scelta più adatta.

Cosa dice l'evidenza scientifica più recente

Le review sistematiche pubblicate tra il 2024 e il 2025 convergono su un punto centrale: il PRP produce miglioramenti statisticamente e clinicamente significativi sulle scale di dolore (VAS) e di funzione (WOMAC) rispetto al placebo.

Il miglioramento clinico del PRP risulta superiore alla soglia minima di rilevanza clinica (MCID) a 3, 6 e 12 mesi, secondo l'analisi pubblicata su PMC, con un effetto che dipende in modo diretto dalla concentrazione piastrinica utilizzata nella preparazione.

Alcuni dati emersi dalla letteratura recente aiutano a inquadrare le aspettative realistiche:

  • Il PRP ad alta concentrazione piastrinica mantiene benefici misurabili fino a 12 mesi di follow-up, superando in più occasioni la soglia MCID.
  • Una network meta-analisi del 2025 indica che i regimi a dose maggiore, come tre iniezioni successive (PRP3), offrono risultati superiori rispetto alla singola iniezione sia su VAS sia su WOMAC fino a sei mesi.
  • La stessa analisi suggerisce che la combinazione di PRP e acido ialuronico può collocarsi tra le opzioni con maggiore probabilità di sollievo dal dolore a 6-12 mesi.
  • Alcune meta-analisi indicano che il PRP povero di leucociti supera l'acido ialuronico da solo nel miglioramento di dolore e funzione a 6 e 12 mesi, secondo un'ulteriore analisi su PMC.

Resta un limite importante: l'eterogeneità dei protocolli tra i vari studi, con differenze di concentrazione piastrinica, numero di iniezioni e criteri di inclusione dei pazienti, rende difficile stabilire un protocollo unico universalmente valido. Questo spiega perché la scelta del regime terapeutico debba essere personalizzata caso per caso con lo specialista, piuttosto che standardizzata su un singolo schema.

Durata dell'effetto e aspettative realistiche

Il beneficio del PRP si valuta tipicamente a partire dai tre mesi dalla procedura, con un consolidamento dei risultati osservabile fino a sei mesi e, in alcuni casi, fino a dodici mesi.

  • Lo stadio Kellgren-Lawrence di partenza condiziona la durata della risposta: stadi più precoci tendono a rispondere meglio e più a lungo.
  • L'indice di massa corporea elevato e la scarsa aderenza al programma di fisioterapia possono ridurre la durata del beneficio percepito.
  • Un follow-up clinico a tre e sei mesi permette di valutare se è opportuno programmare un ciclo di reiniezione.

Sicurezza, effetti avversi e precauzioni da conoscere

Il profilo di sicurezza del PRP è generalmente favorevole, perché il materiale iniettato proviene dal sangue dello stesso paziente, riducendo il rischio di reazioni immunitarie o infettive legate a sostanze estranee. Le reazioni più comuni sono locali e transitorie, come dolore, gonfiore o sensazione di tensione nei giorni successivi all'iniezione.

Esistono comunque condizioni in cui il trattamento va evitato o rivalutato con attenzione.

  • Infezioni attive nell'area da trattare o infezioni sistemiche in corso controindicano la procedura.
  • Disturbi della coagulazione o terapie anticoagulanti vanno segnalati e valutati prima dell'iniezione.
  • Neoplasie ematologiche o condizioni che alterano la qualità piastrinica richiedono una valutazione specialistica preliminare.

Quando è presente un'effusione articolare significativa, lo specialista procede prima all'aspirazione del liquido sinoviale, per evitare che diluisca il PRP e ne riduca l'efficacia. Per un approfondimento sui rischi generali delle infiltrazioni articolari, è disponibile la nostra pagina dedicata ai rischi delle infiltrazioni al ginocchio.

La prospettiva clinica sull'uso del PRP nella pratica ortopedica

Nella pratica clinica quotidiana, il PRP trova spazio come opzione intermedia tra la fisioterapia e il trattamento chirurgico, riservata ai pazienti che hanno già tentato un percorso conservativo senza risultati sufficienti. La selezione accurata del paziente, più del singolo protocollo di preparazione, resta il fattore che distingue un risultato soddisfacente da uno deludente. Chi desidera approfondire gli aspetti tecnici può consultare la pagina su PRP in traumatologia.

— Umberto

Prenotare una valutazione specialistica per il PRP

Una valutazione clinica mirata resta il passo più affidabile per capire se il PRP è adatto al proprio quadro di artrosi, perché tiene conto di stadio radiografico, sintomi e terapie già seguite. Offriamo visite dedicate alle patologie degenerative del ginocchio, comprensive di valutazione pre-procedurale e indicazioni di follow-up personalizzate.

Umbertocelentano

Alla visita è utile portare le radiografie recenti e l'elenco delle terapie in corso o già tentate, così da definire insieme il percorso più indicato. Per prenotare una visita privata, è possibile contattarci direttamente tramite il sito.

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico qualificato. Consulta un professionista sanitario qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.

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Domande frequenti

Cosa non si deve fare con l'artrosi al ginocchio?

È bene evitare carichi eccessivi e prolungati sull'articolazione, come corsa su superfici dure o il sovrappeso non gestito, perché aumentano lo stress sulla cartilagine residua. Allo stesso modo, non è consigliabile interrompere completamente il movimento: l'esercizio terapeutico moderato aiuta a mantenere la funzione articolare.

Il PRP è mutuabile in Italia?

L'inquadramento del PRP nel sistema sanitario pubblico varia in base alla struttura e alla regione, e le raccomandazioni nazionali RBPCA dell'ISS definiscono criteri di appropriatezza senza garantire una copertura uniforme su tutto il territorio. In molti casi il trattamento viene erogato in regime privato, ed è utile verificare direttamente con la struttura di riferimento.

Qual è la nuova cura per l'artrosi?

Non esiste una singola nuova cura risolutiva per l'artrosi del ginocchio, ma la ricerca si concentra su protocolli infiltrativi più standardizzati, come combinazioni di PRP e acido ialuronico che secondo alcune network meta-analisi mostrano risultati promettenti a 6-12 mesi. La scelta tra le opzioni disponibili resta comunque legata allo stadio della malattia e alla risposta individuale, come confermato da diverse rassegne e metanalisi aggiornate.

Quando è consigliabile fare infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio?

L'acido ialuronico viene spesso considerato nelle fasi iniziali dell'artrosi o come alternativa al PRP quando il paziente presenta controindicazioni specifiche a quest'ultimo. La scelta tra le due opzioni, o la loro combinazione, va definita con lo specialista in base allo stadio radiografico e alla risposta alle terapie precedenti, come descritto nella nostra guida al trattamento dell'artrosi.

Fonti

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